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Polline
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Nelle piante che producono fiori i granuli pollinici sono composti da tre parti distinte: una parte centrale contenente i nuclei spermatici e due membrane che costituiscono la parete pollinica. La membrana esterna è molto resistente e può sopportare l’azione di potenti acidi, alcali e anche calore intenso. Tuttavia, salvo rare eccezioni, il polline rimane vitale solo per qualche giorno o qualche settimana. Il duro involucro, invece, può durare per migliaia d’anni senza deperire. Pertanto, nel suolo si possono trovare granuli pollinici in abbondanza. Infatti gli scienziati sono riusciti a imparare molte cose della storia botanica della terra proprio grazie alla palinologia, lo studio stratigrafico del terreno e dei depositi di polline. Inoltre questa ricostruzione della storia botanica può essere piuttosto accurata grazie alla forma caratteristica della membrana esterna dei granuli pollinici. A seconda del tipo di polline la membrana può essere liscia, grinzosa, reticolata o coperta di punte e protuberanze. Vaughn M. Bryant jr., docente di antropologia, dice: “Ai fini dell’identificazione, il polline di ciascuna specie è affidabile quanto le impronte digitali dell’uomo”. Come avviene l’impollinazioneQuando il granulo pollinico viene a contatto con lo stigma, la porzione apicale del pistillo, grazie a una reazione chimica esso germina emettendo il budello pollinico, che penetra in profondità e raggiunge l’ovulo. Dopo di che i nuclei spermatici dall’interno del granulo pollinico attraversano il budello e arrivano all’ovulo, fecondandolo e dando origine al seme. Quando il seme è maturo, appena si trova nell’ambiente giusto germina. Anche se esistono piante da seme che sono maschili o femminili, la maggioranza d’esse produce sia polline che ovuli. Alcune ricorrono all’autoimpollinazione, altre all’impollinazione incrociata, trasferendo il polline ad altre piante della stessa specie o di specie molto simili. Nel secondo caso le piante “spesso evitano l’autoimpollinazione liberando il polline o prima o dopo che gli stigmi della stessa pianta lo possano accogliere”, dice la Britannica. Altre piante ricorrono a mezzi chimici per distinguere il proprio polline da quello di un’altra pianta dello stesso tipo. Se si tratta del proprio polline, la pianta provvede a inibirlo, spesso bloccando la crescita del budello pollinico. Dove c’è una gran varietà di piante l’aria può diventare un autentico cocktail di pollini. Come fanno le piante a selezionare il polline di cui hanno bisogno? Alcune sfruttano complessi princìpi dell’aerodinamica. Prendiamo, ad esempio, i pini. |
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Sfruttano il ventoI coni maschili crescono a grappoli e, quando sono maturi, sprigionano nell’aria nuvoli di polline. Gli scienziati hanno scoperto che i coni femminili, coadiuvati dagli aghi di pino da cui sono circondati, incanalano il flusso dell’aria in modo tale che il polline in volo rimanga intrappolato in certe turbolenze e cada sulle superfici riproduttive dei coni. Nei coni femminili pronti a essere impollinati tali superfici vengono esposte quando le squame si schiudono leggermente, separandosi le une dalle altre. Il ricercatore Karl J. Niklas ha condotto test approfonditi sulle eccezionali doti aerodinamiche dei coni. Nella rivista Scientific American ha scritto: “I nostri studi hanno rivelato che la forma particolare del cono prodotto da ciascuna specie di pianta induce modificazioni caratteristiche negli andamenti delle correnti d’aria . . . Analogamente, ogni tipo di polline ha dimensioni, forma e densità caratteristiche, e quindi interagisce in maniera specifica con la turbolenza dell’aria”. Quanto sono efficaci questi metodi? Niklas dice: “La maggior parte dei coni che abbiamo studiato filtrava il proprio polline dall’aria, ma non quello di altre specie”. — Tradotto in Le Scienze, settembre 1987, pp. 72, 74. Naturalmente, e per fortuna di chi soffre d’allergia, non tutte le piante effettuano l’impollinazione sfruttando il vento. Molte piante si servono degli animali. Sedotti dal nettareLe piante che vengono impollinate da uccelli, piccoli mammiferi e insetti di solito utilizzano elementi quali uncini, spine o fibre appiccicose per attaccare il polline al corpo dell’impollinatore in cerca di cibo. Un bombo peloso, per esempio, può ritrovarsi a trasportare in un solo carico circa 15.000 granuli pollinici! In effetti, i principali impollinatori delle piante che producono fiori sono gli insetti della famiglia degli Apidi. Essi ricevono in cambio del cibo: nettare e polline, che fornisce proteine, vitamine, minerali e grassi. Dando uno straordinario esempio di collaborazione, in un solo viaggio questi insetti possono visitare oltre 100 fiori, ma raccolgono polline e nettare (o entrambi) da una sola specie finché non ne hanno preso a sufficienza o finché le scorte non sono esaurite. Questo eccezionale comportamento istintivo serve ad assicurare un’efficiente impollinazione. Ingannati dai fioriAnziché attirare gli insetti con sostanze zuccherine, alcune piante ricorrono ad elaborati sotterfugi per farsi impollinare con l’inganno. Prendiamo il caso di un’orchidea che cresce nell’Australia Occidentale. Il fiore di questa orchidea ha un labello che perfino all’occhio umano imita quasi alla perfezione l’addome della femmina di un particolare tipo di vespa. Il fiore secerne addirittura delle sostanze chimiche che assomigliano ai feromoni che la femmina emette per attirare i maschi! In cima a uno stelo, proprio sopra questa invitante esca, ci sono sacche appiccicose piene di polline. Il maschio di questa vespa, attirato dal profumo del finto feromone, si lancia sul labello dell’orchidea e tenta di volare via con la sua nuova “compagna”. Nello slancio, però, si capovolge insieme alla “femmina” proprio sulle sacche di polline. Accortosi dell’errore, lascia andare il labello (che può così tornare nella sua posizione originale) e vola via, solo per essere nuovamente ingannato da un’altra orchidea. Questa volta, però, impollina l’orchidea con il polline che ha raccolto nell’incontro precedente. Se però c’è in giro la femmina vera, il maschio sceglie immancabilmente lei, non l’impostora. Opportunamente, l’orchidea fiorisce diverse settimane prima che le femmine della vespa escano dalla pupa, posta sottoterra, il che dà al fiore un vantaggio temporaneo. |
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Perché si diventa allergici?Perché alcuni sono allergici al polline? Quando minuscoli granuli pollinici si depositano nel naso, restano intrappolati in uno strato di appiccicoso muco. Da lì passano nella gola, dove vengono inghiottiti o espulsi con un colpo di tosse, di solito senza conseguenze negative. A volte, però, il polline provoca una reazione del sistema immunitario. Il problema è legato alle proteine del polline. Per qualche ragione il sistema immunitario della persona allergica considera le proteine di certi pollini una minaccia. L’organismo risponde innescando una reazione a catena in virtù della quale i mastociti, che si trovano nei tessuti dell’organismo, secernono istamina in quantità eccessiva. L’istamina fa dilatare i vasi sanguigni e li rende più permeabili, in modo che lascino trapelare fluidi ricchi di cellule del sistema immunitario. In circostanze normali queste cellule si dirigono verso la sede di una ferita o di un’infezione, aiutando l’organismo a sbarazzarsi degli invasori nocivi. Nel caso di chi è allergico, però, il polline fa scattare un falso allarme che si traduce in naso irritato e gocciolante, gonfiore e lacrimazione. Alcuni ricercatori ritengono che la predisposizione alle allergie si erediti dai propri genitori, anche se tale predisposizione potrebbe non essere legata a un particolare allergene. Un fattore sensibilizzante potrebbe essere anche l’inquinamento. “In Giappone è stato riscontrato un legame diretto fra la sensibilità al polline e la vicinanza a zone con livelli elevati di particelle prodotte dai gas di scarico dei motori diesel”, ha detto BMJ. “Studi condotti su animali da laboratorio fanno pensare che queste particelle acuiscano la sensibilità allergica”. Fortunatamente molti che soffrono di allergia possono alleviare i sintomi prendendo un antistaminico.* Come indica il nome, questo medicinale contrasta l’azione dell’istamina. Nonostante gli effetti irritanti del polline, però, non si può fare a meno di restare profondamente colpiti dall’ingegnosità evidente sia nel modo in cui queste particelle di vita sono progettate che nel modo in cui vengono diffuse. Senza di esse, la terra sarebbe davvero una landa desolata. * In passato gli antistaminici provocavano sonnolenza e secchezza delle fauci. Negli antistaminici più moderni questi effetti collaterali sono stati ridotti. |
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Pubblicato in Svegliatevi! del 22 luglio 2003 |