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Ricordo che osservavo mio marito giocare felice con la nostra bambina appena nata e pensavo che sarebbero stati più felici senza di me. Sentivo di essere diventata un peso per loro. Volevo prendere la macchina, andarmene e non tornare più. Non mi rendevo conto di soffrire di depressione postpartum. |
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Ho vinto la battaglia contro la
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Fattori che potrebbero causare
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Mio marito dice che effetto ebbe su di lui“In un primo momento non riuscivo a capire cosa succedesse a Janelle. Era completamente cambiata: non era più la persona estroversa, felice, che era sempre stata. Cominciò a comportarsi in tutt’altro modo. Prendeva tutto quello che dicevo come una critica personale e si risentiva pure quando cercavo di alleggerirle il lavoro. All’inizio mi veniva voglia di dirle di piantarla, ma mi rendevo conto che una reazione del genere avrebbe solo peggiorato le cose. “I nostri rapporti erano costantemente tesi. Janelle sembrava pensare che il mondo intero ce l’avesse con lei. Avevo sentito dire che altre donne avevano avuto sintomi simili a motivo della depressione postpartum. Perciò quando cominciai a sospettare che ne soffrisse anche lei, mi misi a leggere tutte le informazioni che trovavo sull’argomento. Quello che leggevo confermava i miei sospetti. Capii anche che non era colpa di Janelle: la malattia non era dovuta a qualche negligenza da parte sua. “Ammetto che le maggiori attenzioni di cui lei e le bambine avevano bisogno mi lasciavano emotivamente e fisicamente esausto. Per due anni dovetti destreggiarmi fra il lavoro secolare e le responsabilità di anziano di congregazione e di marito e padre. Meno male che riuscii a modificare il lavoro secolare per poter essere a casa prima, specie le sere in cui avevamo le adunanze cristiane. Janelle aveva bisogno che fossi a casa in tempo per aiutarla a preparare la cena e a vestire le bambine. Così potevamo andare tutti all’adunanza”.
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Aiutarsi da sé *
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La via della guarigione
Senza l’amorevole sostegno di mio marito, la guarigione sarebbe stata senza dubbio molto più lenta. Jason ascoltava con pazienza quando mi sfogavo confidandogli i miei timori. Riscontrai che per me era molto importante non reprimere ciò che provavo. A volte sembravo persino arrabbiata. Ma Jason mi assicurava sempre che mi amava e che non ero da sola ad affrontare quella situazione. Cercava sempre di aiutarmi a vedere il lato positivo delle cose. In seguito mi scusavo per quello che avevo detto in un momento di rabbia. Mi rassicurava dicendo che era la mia malattia a parlare. Quando ci ripenso adesso, mi rendo conto quanto fossero importanti per me le sue espressioni premurose. Insieme trovammo finalmente un dottore molto disponibile che si prese il tempo di ascoltare come mi sentivo. Diagnosticò che soffrivo di depressione postpartum e mi consigliò una terapia farmacologica per controllare i frequenti attacchi di ansia. Mi incoraggiò anche a consultare uno specialista di igiene mentale. Inoltre mi raccomandò di fare regolarmente dell’esercizio fisico, cosa che ha aiutato molti a combattere la depressione. Uno dei maggiori ostacoli che ho trovato sulla via della guarigione è stato affrontare la vergogna che accompagna la depressione postpartum. La gente spesso trova difficile mostrare empatia a chi ha una malattia che non capisce. La depressione postpartum non è, diciamo, come una gamba rotta, che gli altri possono vedere e di cui possono quindi tener conto. Comunque la mia famiglia e gli amici intimi sono stati davvero incoraggianti e comprensivi. L’amorevole aiuto di familiari e amiciDurante quel periodo difficile io e Jason abbiamo apprezzato molto l’aiuto di mia madre. A volte lui aveva bisogno di un po’ di respiro dall’agitazione che c’era in casa. La mamma era sempre positiva e non cercava di sobbarcarsi tutto il mio lavoro, anzi, mi sosteneva e mi incoraggiava a fare quel che potevo. Anche gli amici della nostra congregazione si sono dimostrati un magnifico sostegno. Molti mandavano bigliettini per dirci che mi pensavano. Come mi erano care quelle parole gentili! Specialmente perché trovavo difficile parlare con la gente, sia al telefono che a quattr’occhi. Mi era difficile persino conversare con i compagni di fede prima e dopo le adunanze. Così, scrivendoci, gli amici non solo dimostravano di capire le limitazioni causate dalla depressione, ma confermavano anche il loro amore e il loro interesse per me e per la mia famiglia.
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Suggerimenti utili per gli uomini
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Non è una condanna a vita
Ora sto molto meglio, grazie ai consigli del mio medico, al sostegno della famiglia e alla comprensione degli amici. Faccio ancora regolarmente esercizio fisico, anche quando mi sento stanca, poiché mi ha aiutato a guarire. Cerco inoltre di reagire in modo positivo all’incoraggiamento di altri. Nei momenti difficili ascolto le audiocassette della Bibbia e le Melodie del Regno: musica spiritualmente ed emotivamente edificante preparata dai testimoni di Geova. Tutto questo mi rafforza spiritualmente e mi aiuta a pensare in modo positivo. Recentemente ho persino ricominciato a pronunciare discorsi di esercitazione basati sulla Bibbia alle adunanze della congregazione. Mi ci sono voluti più di due anni e mezzo per arrivare a provare più pienamente e manifestare amore per mio marito, le bambine e altri. Per quanto questo sia stato un periodo difficile per la mia famiglia, ci sentiamo più uniti che mai. Sono particolarmente riconoscente a Jason, che mi ha confermato il suo amore in maniera straordinaria sopportando i momenti peggiori della mia depressione ed essendo sempre pronto a sostenermi quando ne avevo bisogno. Soprattutto, abbiamo entrambi una relazione molto più stretta con Geova che ci ha davvero rafforzati durante le prove. Ci sono ancora dei giorni in cui mi sento giù, ma con l’aiuto della mia famiglia, del mio medico, della congregazione e dello spirito santo di Geova, la luce alla fine del tunnel diventa sempre più luminosa. La depressione postpartum non è una condanna a vita. È un nemico che si può sconfiggere. — Narrato da Janelle Marshall.
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Più che semplice “baby blue”La depressione postpartum non va confusa con i comuni cambiamenti di umore che seguono al parto. La dottoressa Laura J. Miller dice: “Il tipo più comune di alterazione dell’umore che avviene dopo il parto è quella divenuta nota come ‘baby blue’. ... Circa il 50% delle puerpere passa questo triste periodo di fragilità emotiva. Di solito raggiunge l’apice tra il terzo e il quinto giorno dopo il parto e poi scompare gradatamente da sé entro qualche settimana”. Secondo i ricercatori questa malinconia può essere dovuta a sbalzi dei livelli ormonali che seguono al parto. A differenza del “baby blue”, la depressione postpartum comporta prolungati stati di depressione che potrebbero iniziare alla nascita del bambino o anche settimane o mesi dopo. La nuova mamma che ne soffre un momento potrebbe essere su di morale e subito dopo sentirsi depressa, pensare perfino al suicidio. Inoltre potrebbe essere irritabile, permalosa e arrabbiata. Potrebbe provare un persistente senso di inadeguatezza come madre e mancanza di amore per il suo bambino. La Miller afferma: “Alcune madri clinicamente depresse sanno a livello mentale di amare il proprio bambino, eppure non provano altro che apatia, irritazione o disgusto. Altre provano il desiderio di fare del male al loro bambino o persino di ucciderlo”. La depressione postpartum è un fenomeno che ha una storia lunga. Già nel IV secolo a.E.V. il medico greco Ippocrate osservò le drammatiche alterazioni psicologiche di cui soffrivano alcune donne dopo il parto. Uno studio pubblicato in una rivista medica spiegava: “La depressione postpartum è un problema vero e proprio che in molti paesi riguarda il 10-15% delle madri”. Purtroppo, però, “nella maggioranza dei casi questa depressione non viene diagnosticata in maniera corretta e non viene curata dovutamente”, dice la rivista. — Brazilian Journal of Medical and Biological Research. Un disturbo meno comune ma più grave che si presenta dopo il parto è la psicosi postpartum. Chi ne soffre potrebbe avere allucinazioni, sentire voci e perdere ogni contatto con la realtà, anche se forse è in sé per periodi intermittenti della durata di ore o di giorni. Le cause di questa psicosi rimangono poco chiare, ma la Miller osserva che “la vulnerabilità genetica, forse scatenata da alterazioni ormonali, sembra essere il fattore determinante”. Un bravo medico può prescrivere una cura efficace per la psicosi postpartum. |
* Svegliatevi! non raccomanda nessuna terapia particolare. I suggerimenti dati in questo articolo sia alle donne che agli uomini non riguardano ogni situazione e alcuni potrebbero non applicarsi in certi casi. |
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| Pubblicato in Svegliatevi! del 22 luglio 2002 |